Da Matera a Montescaglioso lungo la Via del Sale

PREMESSA: il post è stato scritto da Rosalia di Città Meridiane e condiviso, dietro accordo, sul mio blog nella sezione Travel Tales (vedi sopra). Buona lettura 😉

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Tra Matera e Montescaglioso ci sono circa ottomila ettari caratterizzati da profonde rupi, cascate, gravine e grotte. L’itinerario che suggeriamo è in piena sintonia con lo stile di vita di Matera, rilassato e slow, con un’attenzione particolare alla qualità della vita, nel rispetto dei sapori e dei saperi della tradizione. Il percorso si può fare anche a piedi o in bicicletta e ricalca l’antica via del sale che da Matera giunge a Montescaglioso.
Si tratta di un viaggio in una dimensione senza tempo che ricalca “la via” utilizzata per commercializzare il sale, che dalle saline di Metaponto, raggiungeva Montescaglioso e poi Matera. Il percorso inizia dal torrente Gravina che come abbiamo già annunciato può ora essere guardato percorrendo il ponte tibetano che collega le due sponde. Poi, tra uliveti, chiese e cripte si giunge a Montescaglioso, meta del suggestivo percorso con i suoi conventi e le chiese normanne. Nell’ultimo tratto, la via del sale si sovrappone al tratturo regio di Montescaglioso e si conclude nell’abbazia benedettina di San Michele Arcangelo, uno dei capolavori artistici lucani oltre che l’edificio più significativo e importante dell’antichissimo centro di Montescaglioso, di cui si hanno notizie come appartenente alla Magna Grecia Lucana già nell’VIII secolo. In principio piccolo cenobio dell’XI secolo, poi continuamente ampliato e modificato nel corso del tempo, si ingrandisce molto grazie alle donazioni dei Conti Normanni e diventa il perno delle vicende di tutto il paese attraverso il ruolo svolto dai monaci benedettini che portarono prosperità e sviluppo in tutto il territorio circostante.
La visita, ora possibile solo al piano terra dato che al momento sia la chiesa che la magnifica biblioteca affrescata al secondo piano sono in restauro, comprende i due chiostri e il refettorio, trasformato dal Comune negli anni ’40 nel cinema del paese, in cui spiccano affreschi del XVI secolo.
Durante i lavori di restauro dell’Abbazia di S. Michele, ancora in corso, sono state realizzate indagini archeologiche all’interno degli ambienti magazzino del monastero, che hanno portato alla luce una muratura e una sepoltura a sarcofago del V secolo a.C. e una fossa per la fusione di campane, databile al XVI sec. d.C. Nulla è invece rimasto dei ricchissimi arredi dell’abbazia in quanto nel 1784, i monaci, stanchi della continua contrapposizione con il Marchese e l’Università di Montescaglioso, si spostarono a Lecce dove si insediarono nell’ex collegio dei Gesuiti trasferendovi tutte le opere d’arte, la biblioteca e l’archivio. Per visitare l’abbazia di S. Michele Arcangelo contattare il +39 334.8360098; Infopoint turistico del Centro di Educazione Ambientale di Montescaglioso nell’Abbazia.
Tornati in piazza, l’attenzione viene calamitata dall’unica porta superstite delle sei che intervallavano la cinta muraria della città: si tratta di Porta Sant’Angelo a guardia dell’accesso verso Matera e che si affaccia sul “Parco Regionale Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano”.
Ma Montescaglioso, nonostante debba la maggior parte della sua fama a San Michele Arcangelo e all’Abbazia a lui dedicata, è anche famosa per il grandissimo numero di grotte scavate sotto l’abitato e utilizzate come ovili e più spesso come cantine ideali per produrre e conservare il vino grazie alle temperature costanti e alla mancanza di luce. Complessivamente il circuito delle cantine rupestri comprende oltre 200 cavità delle quali più della metà ancora oggi utilizzate.
Altre curiosità? Montescaglioso è nota anche per la banda di briganti comandata da Rocco Chichirigno detto Coppolone e da sua moglie, Arcangela Cotugno. Prima di andare via alzate gli occhi al cielo: sotto le tegole dell’Abbazia nidifica il falco grillaio(Falco naumanni), un piccolo rapace migratore che si nutre di piccoli insetti come i grilli e arriva dall’Africa del Sud tra gli inizi di marzo e la fine di aprile per nidificare tra le tegole dei tetti, nei buchi dei muri o sui cornicioni dei palazzi o delle chiese dei centri storici dei borghi della Murgia Materana e dei Sassi di Matera.

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