Impressioni e sensazioni post viaggio in Catalogna

Dopo due giorni di ripresa, fisica e mentale, voglio raccontare brevemente le mie impressioni e le sensazioni post viaggio in Catalogna. Prima di partire ho scritto un post riguardo le mie aspettative sul viaggio: ora posso dire che siano state in parte rispettate.

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Impressioni e sensazioni post viaggio in Catalogna

Credo fortemente che la Catalogna sia una terra da scoprire, che puó offrire diverse esperienze, a livello di spiagge, città, borghi, sport.
Purtroppo tre giorni su cinque il tempo ha un pó condizionato i miei programmi. Cielo grigio, con qualche schiarita e improvvisi acquazzoni. Mi aspettavo di meglio in questo senso, per essere giugno!
Ma si tratta di una stagione strana.. come in Italia, anche qui non è andata benissimo.
Per fortuna gli ultimi due giorni è uscito un bel sole e ho potuto abbinare alla visita dei borghi anche un pó di spiaggia rilassante.
Sabato in particolare ho incontrato amici della Liguria che non vedevo da almeno due anni!

Mi ha fatto un grande piacere scoprire città e villaggi delle comarche della provincia di Girona, grazie anche ad alcune visite guidate in collaborazione con l’Ufficio del Turismo (a Girona, La Bisbal, Besalù e Tossa de Mar). Tra le note negative c’è sicuramente la compagnia aerea, Vueling, con voli in ritardo sia all’andata che al ritorno, e l’autonoleggio Firefly, con macchina consegnata già danneggiata.

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Info generali circa la Catalogna

Stagione matta a parte, questo è un ottimo periodo per visitare la Catalogna. Si sta benissimo di giorno in maniche corte, con un maglioncino la sera.
Le località sono poco battute, specialmente quelle più vicine alla Francia e l’entroterra. A Tossa invece ho trovato più confusione, con tanti tedeschi, inglesi e olandesi.
I prezzi sono nella media e la macchina è un mezzo perfetto per girare la regione, oltretutto la benzina per esempio costa un bel pó meno che da noi.
Come gente e cordialità nulla da eccepire, mi sono trovato alla grande. Anche circa lingua, il catalano è molto simile all’italiano; se si hanno problemi, ci si capisce comunque, tramite lo spagnolo e l’inglese.

catalogna impressioni post viaggio besalù

Ottime esperienze pure all’Hotel Can Català di L’Escala, a cinque minuti dal mare, con bagno privato, parcheggio e colazione inclusi (140€ x 4 notti) e all’Hotel Marina Tossa di Tossa de Mar, con bagno privato, colazione e piscina inclusi, a quindici minuti dal centro (80€ x 2 notti).

Cinque giorni in Catalogna: ragioni della scelta e aspettative pre partenza

Ormai ci siamo, lunedì pomeriggio partirò alla volta di Milano, prima, e Barcellona, dopo, in serata. Non mi fermerò in questa città, in quanto l’ho già visitata cinque anni fa. Bensì ho prenotato il noleggio di una macchina con cui andrò alla scoperta della comunità catalana, nelle sue diverse sfaccettature. Perchè ho scelto di trascorrere cinque giorni in Catalogna? Cosa mi aspetto da questo viaggio?

 

Cinque giorni in Catalogna – RAGIONI DELLA SCELTA

L’idea iniziale, appena richiesto le ferie, era di tornare in Spagna. Ogni anno devo venirci almeno una volta… Sono affezionato a questa terra e ho intenzione prima o poi di visitarla tutta. E’ una nazione che mi attira molto, fin dalla lingua che trovo stupenda (so anche dire qualcosina) e poi dal carattere della gente, allegra, vivace, sorridente. La Spagna mette serenità e spensieratezza. Poi sono posti caldi e io adoro i climi piacevoli, non sopporto assolutamente l’aria gelida invernale che ti congela la faccia e le mani.

Principalmente amo la Spagna per l’atmosfera che si respira nei suoi luoghi, le sue bellissime città piene di vita e di architetture maestose. Basta pensare appunto a Barcellona con la Sagrada Familia e le opere di Gaudì, oppure Siviglia, con l’imponente Cattedrale e il vicino Real Alcazar.

Una volta deciso di tornare in Spagna, ho puntato inizialmente gli occhi su Lanzarote. Quest’isola delle Canarie sono due anni che dico di volerci andare e pure a sto giro la salterò. Il fatto è che sì m’ispira di più delle altre isole, ma non mi convince appieno per sceglierla. Un pò come Valencia: mi attrae, certo, ma non mi trasmette la sicurezza necessaria sulla buona riuscita del viaggio. Cosa che invece è successa con la Catalogna e precisamente la parte settentrionale, a nord di Barcellona, fino quasi al confine con la Francia.

Training has been 👌 this week. #nikerunclub #runspain

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Cinque giorni in Catalogna – ASPETTATIVE PRE PARTENZA

Sono molto incuriosito da quest’area di Spagna. Quella che tutti, me compreso, definiscono erroneamente Costa Brava. In realtà la Costa Brava è solo il tratto di costa (dallo spagnolo brava = selvaggia) che va da Blanes, a sud, fino a Portbou, al confine coi francesi. In realtà siamo nella provincia di Girona, formata da 8 comarche. Le comarche sono una suddivisione territoriale delle province, tipica della Spagna.

Le comarche che andrò a toccare io sono la Baix e l’Alt Empordà, la Selva e il Gironès. A dire il vero passerò anche qualche ora nella Garrotxa, precisamente nel caratteristico paesino di Besalù.

Nella lunga ricerca di cose da fare e vedere, mi sono segnato esperienze differenti che sono poi le mie aspettative da questo viaggio:

  • Le spiagge, uno dei punti forti della Catalogna. Lungo la Costa Brava incontrerò una miriade di spiagge, di sabbia fine o ciotoli, dalle più ampie e centrali alle calette nascoste e imperdibili.
  • Il contatto con la natura, tramite piacevoli camminate (o pedalate) nel Parc Natural del Cap de Creus, uno scenario paesaggistico di forte impatto, modellato dalle acque turchesi del mare.
  • Gli immancabili panorami, tra cui quello spettacolare che mi attende dal Monastero Sant Pere de Rodes e, ancora più su, dal Castell de Verdera.
  • L’esplorazione dei borghi. Nelle varie comarche, ci sono caratteristici villaggi che meritano di essere scoperti. Alcuni sono sul mare, altri nell’interno. Pals, Peratallada, Cadaqués, La Bisbal d’Empordà, Tossa de Mar, per citarne alcuni.
  • La visita di Girona, una delle più belle città spagnole, attraversata dal fiume Onyar.

La cosa che mi lascia un pò perplesso e amareggiato è il meteo. Nonostante abbia scelto un ottimo periodo, pare che debba beccarmi pure della pioggia. Mi auguro le condizioni cambino così da godermi belle giornate, ma non sono molto fiducioso. Dunque, avendo la macchina e potendomi gestire, sono pronto a cambiare le carte in corso d’opera. Se non mi sarà permesso di stendermi in spiaggia per prendere un pò di sole, sfrutterò il tempo disponibile per altre esperienze.

In ogni caso, sono pronto per partire alla volta della Catalogna!

E voi ci siete mai stati? Che esperienza avete con la Catalogna o in generale con la Spagna? Fatemelo sapere nei commenti!

10 cose imperdibili da fare a Breslavia

E’ giunto il momento di parlare di Breslavia, o Wroclaw se preferite. Se il mio viaggio in Polonia è stato positivo, lo devo soprattutto a questa città, in grado di trasmettermi ottime sensazioni. L’ho sottovalutata, lo ammetto: Breslavia mi ha colpito molto. E’ una città viva, giovanile, colorata e solare. Non te l’aspetti, dopo il passato difficile che ha subito, sotto il controllo di Boemia, Austria e Germania fino al 1945. I bombardamenti subiti in guerra non hanno aiutato, ma la città è stata ricostruita nel miglior modo possibile, tanto da non far rimpiangere il suo aspetto originale. Oggi è la quarta città più grande della Polonia e ha la particolarità di svilupparsi in 12 isole adagiate sul fiume Odra. In questo articolo scrivo 10 cose imperdibili da fare a Breslavia.

L’elenco che sto per presentare ha una sua logica. Rappresenta il mio itinerario di due giorni pieni in città, partendo dal luogo dove ho soggiornato, il Moon Hostel, nella città vecchia, fino alla caratteristica isola di Ostrow Tumski e infine verso la città nuova.

…ma prima, un consiglio su come arrivare!

Non è semplice trovare voli diretti su Breslavia, dunque si può adottare il metodo che ho usato io. Ovvero risulta più facile lo spostamento aereo su Cracovia e successivamente un viaggio in pullmann di circa 4 ore, mediante l’onnipresente Flixbus. Nel mio caso, mi sono fermato pure due giorni a Cracovia, ma se si ha solo un weekend raccomando di sfruttarlo per scoprire Breslavia. In assenza di collegamenti diretti, il pullmann a 15 € a/r è una soluzione valida ed economica.

 

10 cose imperdibili da fare a Breslavia

 

– Innamorarsi del Rynek

Siamo nella piena città vecchia, la cosiddetta Stare Miasto, e il Rynek penso sia la prima cosa da vedere in assoluto. E’ la Piazza del Mercato, il cuore di Breslavia, pieno di vita giorno e notte. Innamorarsene è l’imperativo, grazie alla lunga sfilza di palazzi colorati che s’affacciano sulla piazza, oggi una delle più grandi e meglio conservate d’Europa. Ai piedi degli sgargianti edifici, si trovano locali e ristoranti sempre molto frequentati.

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Al centro sono posizionati il Fondaco dei Tessuti e i due municipi, quello nuovo e quello vecchio. Quest’ultimo, chiamato Ratusz, è il più antico municipio della Polonia. Colpisce immediatamente la facciata orientale, in mattoni, che mostra uno stile gotico-rinascimentale.

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All’interno è collocato il Museo Civico di Breslavia, visitabile gratuitamente. Sono presenti diverse sale, divise su due piani, tra cui la Camera del Consiglio, sede delle riunioni, la Sala dei Principi dove pregavano i consiglieri prima di riunirsi e la Sala dei Borghesi, usata come mercato coperto.

Tra gli edifici da fotografare, ce ne sono due, collegati fra loro, che faranno tornare con la mente indietro nel tempo, quando si divoravano interi libri di fiabe. Ecco Jas i Malgosia, ossia Hansel e Gretel, la famosa fiaba tedesca dei fratelli Grimm. Queste due casette sono unite da un arco, attraverso il quale si giunge alla chiesa di Santa Elisabetta.

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Dal lato opposto, si accede a Plac Solny, una piazza più piccola, dove un tempo avveniva il commercio del sale. Qui ogni giorno è presente un mercato di fiori.

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– Andare alla ricerca degli gnomi

Questa è una delle caratteristiche più curiose di Breslavia. Perchè esistono più di 200 statuine di bronzo o rame sparse per la città?

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I primi gnomi sono comparsi negli anni ’80, tramite graffiti che volevano ridicolizzare il regime comunista che all’epoca governava la città. Addirittura nel 1988 è avvenuta la “Rivolta degli Gnomi”, dove migliaia di persone hanno attraversato Breslavia indossando un cappello da gnomo. La decisione di piazzare gli gnomi qua e là è stata presa negli anni 2000. Ognuno rappresenta un mestiere o un determinato gesto.

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– Ammirare Breslavia dall’alto

In ogni meta che visito, non mi perdo per niente al mondo quei luoghi che offrono scorci panoramici da posizioni diverse. Un must per me è salire su torri e campanili per ammirare la città da una prospettiva particolare.

A Breslavia, a pochi metri l’uno dall’altro, ci sono tre posti che offrono tutto questo:

  • Il Ponte delle Penitenti (Mostek Pokutnic)
  • Il campanile della Chiesa di Santa Elisabetta
  • La Torre della Matematica

A dire il vero ce ne sarebbe un altro, meraviglioso. Ma prima ho detto di voler rispettare un ordine, dunque questo luogo lo scopriremo più avanti nell’articolo.

La prima vista dall’alto l’ho avuta sul Mostek Pokutnic, il Ponte delle Penitenti, che unisce le due torri della Chiesa di Santa Maria Maddalena. Su questo ponte aleggia una leggenda: si dice che a pulirlo siano, per punizione, le anime delle ragazze che hanno passato la propria vita a divertirsi, senza mai pensare al matrimonio.

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Tornando verso il Rynek, c’è da farsi una bella sfacchinata di 304 scalini per raggiungere la cima del campanile della Chiesa di Santa Elisabetta. L’interno non ho potuto visitarlo per via dei lavori, ma la fatica della salita è stata ripagata con uno scenario spettacolare. Zoommando sul Rynek, colpiscono le colorate case appiccicate l’una all’altra tipiche della città.

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Se non vi bastano, fate come me! Salite ancora sulla Torre della Matematica, all’ultimo piano dell’Università. Tanto, diciamocelo, Breslavia non stanca mai.

 

– Iscriversi all’Università di Breslavia

I miei studi li ho interrotti da un pò, ma potrei pensare di riprenderli, magari qui. Fattibile? No, non credo.

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L’Università di Breslavia è una delle più antiche e prestigiose della Polonia. Oltre a radunare tantissimi studenti, ottiene visite costanti da parte dei turisti, affascinati dall’eleganza di quest’edificio barocco fondato nel 1700 da Leopoldo d’Asburgo. A lui è intitolata l’Aula Leopoldina, una splendida sala completamente affrescata, oggi adoperata per celebrare l’inizio dell’anno accademico.

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Nel complesso è possibile visitare anche il Museo dell’Università e la sala dell’Oratorio Mariano, dove si svolgono importanti concerti.

 

– Esplorare angoli meno battuti di Stare Miasto

Ritengo interessante durante i viaggi uscire un pò dagli schemi e prendersi del tempo senza seguire la scaletta del programma. Così succede di girovagare per la città con l’obiettivo di perdersi. In questi momenti accade di scoprire punti interessanti di cui pochi ne parlano, come per esempio il Quartiere delle Quattro Fedi. A 300 metri l’una dall’altra convivono quattro luoghi di culto con orientamento religioso diverso: una chiesa cattolica, una protestante, una ortodossa e una sinagoga ebraica. Viene anche chiamato “Quartiere del rispetto reciproco”.

Quel giorno sono riuscito ad entrare solo nella chiesa protestante, completamente bianca. Gli altri luoghi erano chiusi.

Il passeggiare senza meta mi ha portato a Stare Jatki, dove una volta sorgeva il mattatoio. Qui era pieno di bancarelle che vendevano la carne fresca. Al loro posto oggi troviamo botteghe locali di artigianato. Di fronte, una serie di sculture di animali, tra cui un maiale e una capra.

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E sapevate che nel Rynek si trova il ristorante più antico d’Europa? Risale al 1300! Piwnica Swidnicka, una cantina situata nel seminterrato del Ratusz. Dicono si beva dell’ottima birra là dentro. Dicono, già, perchè io, nonostante sia aperta tutti i giorni dalle 12 alle 23, l’ho sempre trovata chiusa.

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– Fare un giro in battello lungo il fiume Odra

Oltre l’Università di Breslavia, si arriva sul lungofiume. L’Odra divide la città in 12 isolotti collegati da ben 112 ponti. Tra questi, uno dei più attraversati è il Most Plaskowy, il più vecchio, costruito nel 1100.

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Il ponte porta all’isola Piasek. Qui, per pochi zloty, si può fare il tour in battello lungo l’Odra. Circa 30 minuti di viaggio, passando sotto i vari ponti della città polacca. Insomma, una prospettiva di Breslavia differente.

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– Scoprire Ostrow Tumski

Dall’isola di Piasek si accede, tramite un romanticissimo ponte pieno di lucchetti, alla Breslavia più antica, quella di Ostrow Tumski, l’isola della Cattedrale. E’ questo il vero nucleo originario dal quale poi si è sviluppata la città. Il “Ponte dell’Amore” conduce a un vialone alberato che ha come punto d’arrivo la maestosa Cattedrale di San Giovanni Battista.

Questa chiesa, la principale della città, è stata ricostruita dopo essere stata gravemente danneggiata durante la Seconda Guerra Mondiale.

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A questo punto possiamo ricongiungerci col punto 2. Avevo parlato delle vedute dall’alto su Breslavia. Bene, pure qui c’è la possibilità di salire su una delle due torri, alte 97 metri, e godere di un panorama fantastico.

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Ostrow Tumski è anche il luogo dove continua a resistere una tradizione che non si è mai spenta, fin dal 1847. Sono presenti ben 103 lampioni a gas che ogni sera vengono accesi manualmente da un dipendente comunale, il Latarnik, che fa il giro del quartiere creando un’atmosfera molto suggestiva. Non si può non riconoscerlo, vestito completamente di nero, con un mantello, un grande cappello e un bastone dotato di fiammella. La mattina il Latarnik si sveglia presto perchè deve ripassare a spegnere i lampioni.

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A questo personaggio è stato dedicato uno gnomo, arrampicato su uno dei lampioni situati sul ponte Tumski.

 

– Godersi il tramonto su Ostrow Tumski

Al calar del sole, suggerisco di riattraversare il ponte Plaskowy e girare subito a sinistra, dove inizia il Xavery Dunikowski Boulevard, una strada pedonale intitolata all’artista polacco Dunikowski, conosciuto anche per essere sopravvissuto nel campo di concentramento di Auschwitz.

Questa zona un tempo faceva parte delle antiche e possenti mura della città. Dopo un centinaio di metri, ecco una grande scalinata in cui è normalità sedersi e osservare il tramonto proprio di fronte all’Odra e a Ostrow Tumski.

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– Rilassarsi nel verde

Dal quartiere di Ostrow Tumski, ci si può allontanare ulteriormente, andando a finire nella parte nuova della città. Io ho percorso circa 3 km per raggiungere l’Ogrod Japonski, il giardino giapponese, posizionato nel grande parco urbano Szczytnicki.

L’ingresso costa 4 zl ed è aperto solo dal 1 aprile al 31 ottobre.

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Una mezz’ora di relax tra ponti in legno, piccole cascate, piante riflesse nell’acqua del laghetto, animato dalla presenza di anatre e papere.

Normalmente non è una prerogativa dei miei viaggi, ma trovo utile allontanarsi dalla frenesia del centro città per assaporare un pò di pace e tranquillità.

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– Sfondarsi di cibo polacco

Che fastidio sapere che c’è gente che pure in viaggio non rinuncia a McDonald’s o Burger King. Ma come si fa? Certo, ognuno fa quello che crede, ci mancherebbe altro, ma proprio non capisco.

Io cerco sempre di infilarmi in locali tipici in cui assaggiare piatti locali. Così ho fatto anche a Breslavia, sia per colazione che per pranzo e cena.

Circa la colazione un buon locale è il Central Cafè, in Swietego Antoniego 10. Accompagnato da un buon cappuccino, ho divorato (a fatica!) un pancake banana e cioccolato, dalle dimensioni importanti.

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Per quanto riguarda il pranzo, soprattutto in autunno e inverno, può essere una buona idea riscaldarsi grazie a una zuppa bollente. Le più note sono la barzcz, a base di barbabietole, e il zurek, composto da farina di segale, salsiccia, legumi e uovo sodo.

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Infine, ecco per cena il piatto forse più celebre: i pierogi. Gustosissimi ravioli che possono essere ripieni di formaggio, funghi, cavoli, carne o anche frutta, serviti per dessert.

Consiglio di prenotare al Pierogarnia Stary Mlyn, nel Rynek, con vista esclusiva sul Municipio. Qui ho preso una porzione mista di otto pierogi con ripieni diversi. Da provare assolutamente!

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Villefranche-sur-Mer: un borgo di mare sulle rive della Costa Azzurra

Siamo nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, lungo il tratto di costa della Francia meridionale che confina con la Liguria. A pochi metri da Nizza sorge un antico villaggio di pescatori, Villefranche-sur-Mer. Incastonata in una rada tra il promontorio del Mont Boron, da una parte, e la penisola del Cap Ferrat, dall’altra, Villefranche-sur-Mer oggi è una località molto apprezzata da artisti e viaggiatori. Per fortuna, nonostante il continuo aumento dei flussi turistici, ha in parte mantenuto la sua tradizione di borgo di pescatori. Scopriamo dunque cosa fare a Villefranche-sur-Mer se si organizza una gita nell’incantevole Costa Azzurra.

villefranche-sur-mer vista città

Cosa fare a Villefranche-sur-Mer

Questa è la prima immagine che ho avuto di Villefranche-sur-Mer. Direttamente dal finestrino del TER (il regionale francese) che la domenica mattina mi ha portato da Ventimiglia a qui. Avvicinandosi alla stazione, il treno ha rallentato molto permettendomi di restare incantato dal panorama ancor prima di scendere.

L’ampio territorio naturale sulle cui rive s’affaccia Villefranche-sur-Mer le permette di essere un ancoraggio sicuro, costantemente riparata dai venti e dalle correnti. Per questo motivo al largo dell’insenatura ormeggiano sempre numerose imbarcazioni.

Per alcuni aspetti, questa località mi ha ricordato parecchio Menton, anch’essa visitata in un giorno la scorsa primavera. Mi riferisco principalmente ai colori caldi delle casette che compongono la Vieille Ville, la città vecchia, che dalla stazione scende fino al porto, in un caratteristico labirinto di vicoli e scalinate.

villefranche-sur-mer vieille ville

villefranche-sur-mer città vecchia

L’Église Saint-Michel

Tra i suggestivi angoli del borgo, spunta l’Église Saint-Michel, la chiesa principale della città vecchia. Edificata nel XIV secolo e trasformata nel XVIII in stile barocco savoiardo. Al suo interno si trova una tela raffigurante San Michele e una scultura denominata Cristo del Galeotto.

villefranche-sur-mer eglise saint-michel

La Rue Obscure

Prima di arrivare alla Place Pollonais, sulla quale si mostrano ristoranti e locali con tavolini all’aperto, è possibile intraprendere una via di 130 metri, interamente coperta. E’ la Rue Obscure, risalente al XIII secolo. Scavata tra gli edifici, offre la possibilità di tornare al principio, ossia sulla strada verso la stazione, evitando le impegnative scalinate del borgo.

villefranche-sur-mer rue obscure

villefranche-sur-mer dettagli finestra

Le Port de la Santé e la Chapelle de Saint-Pierre

Di fronte a Place Pollonais, si trova il porticciolo di pesca della cittadina, le Port de la Santé, che raduna tutto l’anno imbarcazioni medio/piccole e yacht. Passeggiando sul molo, si possono scattare splendide fotografie alle case color pastello di Villefranche-sur-Mer, i tavoli dei ristoranti di fronte e le barche ancorate.

villefranche-sur-mer porto santé

Proprio qui ogni anno, a fine febbraio, avviene il cosiddetto Combat Naval Fleuri. Trattasi di una manifestazione esistente dal 1902 dove le tipiche barche a punta della Costa Azzurra, chiamate Pointus, rigorosamente addobbate, fanno la guerra a colpi di fiori con le migliaia di persone presenti sulle banchine.

Nei pressi del porticciolo è collocata la Chapelle de Saint-Pierre, visitabile al costo di 3€.  Questa cappella romanica era un tempo usata dai pescatori come ricovero per le reti. In seguito è stata completamente affrescata e restaurata dal poeta e disegnatore francese Jean Cocteau. All’interno è possibile osservare qualche fase della vita di San Pietro, purtroppo senza la possibilità di scattare foto.

villefranche-sur-mer barca pesca

Citadelle Saint-Elme e Port Royal de la Darse

La Citadelle Saint-Elme è una struttura fortificata fatta costruire nel 1557 da Emanuele Filiberto, duca di Savoia, con lo scopo di difendere la città dagli attacchi via mare. Dal 1981 è Monumento Storico e oggi ospita il Municipio, un centro conferenze e diversi musei.

Si può entrare gratuitamente, da lunedì al sabato, dalle 10.00 alle 17.30.

villefranche-sur-mer citadelle

Suicidio in progress….

 

Scendendo una scalinata ci si può immettere nel Chemin de Ronde, una passeggiata che costeggia il forte e reca al Port Royal de la Darse, ovvero l’antico porto militare di Villefranche-sur-Mer.

In passato, Vittorio Emanuele II ha concesso in affitto alcuni punti della Darsena alla marina russa, che ha condotto importanti studi oceanografici. A testimoniare ciò, la presenza di un importante osservatorio che conta centinaia di persone, fra ricercatori e ingegneri.

Le Fort du Mont Alban

Il Porto è un buon punto per riforcillarsi di cibo (semplice panino per me) e iniziare la scalata fino al Fort du Mont Alban, situato nel Parc Forestier du Mont Boron.

Dopo diversi gradini, si arriva sulla Basse Corniche, da cui, fatti pochi metri, comincia il sentiero nella natura che porta al forte. E’ un percorso adatto a tutti, senza rischi e difficoltà. Certo, c’è da salire un pò! In media la durata è di 45 minuti abbondanti, ma trascorrono piacevolmente, grazie anche agli scorci che sbucano tra la macchia mediterranea.

villefranche-sur-mer natura

Sulla punta del parco del Mont Boron, ecco il Fort du Mont Alban, un’imponente costruzione difensiva che divide praticamente Villefranche-sur-Mer da Nizza. La visita al forte costa 5€, ma è necessario prenotare in anticipo.

villefranche-sur-mer fort mont alban

Il vero motivo che mi ha portato sin qui sono i panorami strepitosi che offre questo luogo. Da una parte la vista spazia su Villefranche, il Cap Ferrat e oltre, mentre dall’altra ecco all’improvviso comparire Nizza, a cui si arriva dopo una tranquilla discesa di circa tre quarti d’ora.

villefranche-sur-mer panorama costa azzurra

villefranche-sur-mer panorama nizza

Cosa vedere a Colmar in 24 ore

Colmar è stato il mio primo impatto con l’Alsazia. Raggiunta dall’aeroporto di Strasburgo in macchina, sono arrivato in tardissima serata. L’hotel, prenotato dalla mia agente di fiducia, è il Kyriad, situato a dieci minuti a piedi dal centro storico, in una zona tranquillissima. Fino a quel momento mi ero limitato ad osservarla in foto o leggerla negli articoli online di altri viaggiatori, sognandola da diverso tempo. Così, approfittando di un weekend lungo, ho deciso di prenotare il soggiorno, grazie a un volo diretto molto comodo da Nizza. E pensare che sembrava non dovessi partire: sciopero di alcuni treni da Ventimiglia a Nizza e arrivo con un’ora e mezza di ritardo in aeroporto. Poi per fortuna è andato tutto per il meglio, anzi mi è dispiaciuto non essermi potuto fermare più a lungo. Tornando all’articolo, scrivo di cosa vedere a Colmar in 24 ore.

cosa vedere a colmar in 24 ore dettagli finestre

 

Cosa vedere a Colmar in 24 ore

  • La Petite Venise
  • Maison Pfister e Maison des Têtes
  • La collegiata di San Martino
  • Il Koïfhus

 

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La Petite Venise

Ecco la zona più pittoresca di Colmar, quella che avrete già visto e rivisto in centinaia di foto su instagram. In effetti è il vero fiore all’occhiello della città, grazie al fiume Lauch che l’attraversa, fiancheggiato da coloratissime case a graticcio del XVII e XVIII secolo.

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La Petite Venise vista dal Pont Saint Pierre (Rue de Turenne)

 

Siamo nel quartiere Krutenau, un tempo abitato dalla corporazione dei giardinieri. A Colmar ci sono diverse zone del centro appartenenti ad antiche corporazioni, sono piccoli quartieri che si articolano lungo le vie. E’ il caso della Rue des Tanneurs, dove nei piani superiori delle case i conciatori facevano essicare le pelli, oppure il Quai de la Poissonnerie, dove la corporazione dei pescatori si occupava della conservazione e la vendita dei pesci.

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Nei pressi del Pont Saint Pierre, da cui si gode di un’ottima vista sulla Petite Venise, ci si può rivolgere a quest’associazione che in trenta minuti ti porta in giro per il quartiere, a bordo di un’imbarcazione di legno. Il costo è di 6 euro e si passa attraverso i bassissimi ponti di Colmar che, se non mi accucciavo, rischiavano di farmi mooolto male! Ecco, gli svantaggi di essere 190 cm!!!

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Maison Pfister e Maison des Têtes

Due tra gli edifici più fotografati della vecchia Colmar. Oggi sono considerati un simbolo della città.

La Maison Pfister risale al 1500, ma è stata abitata e restaurata dalla famiglia Pfister tra il 1841 e il 1892. Colpisce per il particolare design ad angolo, con le due facciate ornate da affreschi di scene bibliche e imperatori germanici.

La Maison des Têtes è un edificio di età rinascimentale, chiamato così per le oltre 100 teste scolpite sulla facciata. Oggi ospita un hotel a cinque stelle.

#RuiTravel #Colmar

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La collegiata di San Martino

Il cuore della città è rappresentato dalla Place de la Cathedral, ove è situata la Collegiata di San Martino. Si tratta di una delle chiese principali di tutta l’Alsazia, realizzata in stile gotico nel 1200. A causa di un incendio avvenuto tre secoli dopo, il tetto è stato ricostruito. Dal 1840 è Monumento Storico di Francia.

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Più che l’interno, questa cattedrale, così chiamata dai cittadini di Colmar, colpisce da fuori per la sua maestosità e le tonalità di colore usato per abbellirla. Peccato per i parcheggi che la circondano, non si riesce a fotografarla nella sua interezza.

Il Koïfhus

Nella Place de l’Ancienne Douane sorge il Koïfhus, l’edificio pubblico più antico della città. Un tempo le attività commerciali di Colmar passavano per il Koïfhus, sviluppato su due piani. Al primo erano presenti il magazzino di conservazione delle merci e l’ufficio di tassazione, mentre al secondo avvenivano le riunioni della Décapole, la federazione delle dieci città più importanti d’Alsazia.

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Di fronte alla costruzione, le tipiche bancarelle colorate pronte per i Mercatini di Pasqua. Me li sono persi per pochi giorni, visto che sono iniziati il 29! Ogni anno, per circa due settimane, nella Place de l’Ancienne Douane e la Place des Dominicains si svolgono questi tradizionali mercatini. Un ulteriore motivo per visitare “la Venezia d’Alsazia”, a zonzo tra le bancarelle che propongono specialità locali, souvenirs, lavori artigianali, fiori e manufatti vari.

 

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Mangiare a Colmar

A Colmar, e in Alsazia in generale, ho mangiato benissimo. Ovviamente sono andato in posti tipici, alcuni consigliati da blogger e amici che ringrazio ancora per l’ottimo spunto.

E’ il caso della Winstub La Taverne, posizionata nel centro storico, all’interno di un’antica casa alsaziana. Un ristorante dall’atmosfera tranquilla e familiare, un ambiente molto caratteristico grazie alla presenza di grosse travi in legno che dividono gli spazi nel locale.

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Qui ho assaggiato la deliziosa Tarte Flambée, consistente in una specie di focaccia sottilissima ricoperta solitamente da pancetta, erbe aromatiche, cipolle e panna acida. Io invece ho scelto quella Munster, interamente a base di formaggio alsaziano.

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Riguardo al pranzo, mi sono fermato in un bar di cui non ricordo assolutamente il nome. Mi ricordo però di cosa mi sono nutrito, ovvero Quiche e Croque Monsieur.

La Quiche è una torta salata, il cui ripieno consiste in uova, pancetta e formaggio.

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Il Croque Monsieur è un tramezzino grigliato, farcito con prosciutto e formaggio.

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