Un giorno in Alta Provenza: quattro tappe da non perdere

Ogni anno, la terza domenica di luglio, in Alta Provenza si festeggia la lavanda, una pianta di colore lilla dalle molteplici proprietà benefiche e curative. Per questo avvenimento ricorrente, ho deciso di partecipare a una gita organizzata che mi ha portato a scoprire questa terra francese a me ancora sconosciuta. Siamo partiti dunque al mattino presto, ore 04.30, da Savona, e, raccogliendo altra gente lungo la riviera ligure, siamo arrivati verso le 10.30. Un viaggio abbastanza sfiancante, lo ammetto, per la sveglia a orari improbabili e il ritorno tardivo, causa solite code in autostrada in zona Finale Ligure. Comunque erano anni che avevo in testa di scoprire la Provenza, quindi ho colto al volo quest’occasione. Andiamo dunque a vedere quattro tappe da non perdere in un giorno in Alta Provenza.

 

Un giorno in Alta Provenza: quattro tappe da non perdere

  • Plateau de Valensole
  • Borgo di Valensole
  • Borgo di Moustiers-Sainte-Marie
  • Lac de Sainte-Croix

 

 

Plateau de Valensole

La nostra primissima tappa è stata qui, dinanzi alle meravigliose distese di fiori che ogni anno, in particolare a giugno e luglio, attirano milioni di turisti. Ho scritto fiori, sì, perchè non c’è solo la lavanda. Provate a fermarvi anche quando scorgete i girasoli, vedrete che bellezza! Può anche capitarvi di trovarli affiancati, i campi di lavanda e di girasole, e lì potrete scatenare la vostra instagrammitudine. Da non buttare neanche i terreni di grano: col suo tipico colore vi sembreranno una tavola dorata.

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Il Plateau de Valensole è il luogo migliore per visitare i campi di lavanda in fiore, la concentrazione qui è altissima. Sarebbe meglio arrivare di primo mattino, in modo da non avere rompiscatole inclusi nelle foto e sfoggiare il vostro bellissimo cappello di paglia tanto usato in questi scatti. Per me invece solo un berretto con visiera piatta, ma in compenso una spettacolare Citroen 2 CV del 1954! Come la mettiamo?

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Abbiamo visitato i campi in due punti differenti, tra cui presso la distilleria Lavandes Angelvin, dove la proprietaria ha illustrato i procedimenti di raccolta e lavorazione della lavanda. A dire il vero lo ha illustrato agli altri, siccome io nel frattempo stavo facendo il book con la Citroen e mi sono completamente dimenticato di questo appuntamento.

Ah, vi avviso che la quantità di api presenti è immensa. Però se vi fate il vostro, loro si fanno il loro, e vivete felici e contenti.

 

Borgo di Valensole

Dopo le meravigliose distese a perdita d’occhio, il pullmann ci ha condotto al borgo vero e proprio di Valensole, quel giorno colmo di gente fino all’orlo per via della festa. Sarebbe curioso andarci in altri giorni, dato che diverse persone mi hanno detto che solitamente non è molto considerato. Ma quel giorno no, quel giorno, complice la presenza di bancarelle atte a vendere svariati prodotti incentrati sulla lavanda, era considerato eccome! Per il pranzo ho abbandonato fin da subito l’idea di mangiare un panino, a causa di code chilometriche. Dunque ho optato per assaggiare prima un gelatino, rigorosamente gusto lavanda, e poi altri dolcini, come i celebri macarons, anch’essi alla lavanda.

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Alla fine a pranzo non è che ho mangiato tanto, anzi. Mi sono tenuto piuttosto leggero, che ogni tanto non fa male! Ma poi anche il tempo a disposizione era veramente basso, un’oretta scarsa. Il borgo, gremito di persone, avrebbe meritato una visita più lunga, ma ho trovato grosse difficoltà a scattare foto decenti per il paese. Peccato, perchè questo villaggio è conosciuto anche per la produzione di miele e olio d’oliva, e per il monumentale Castello del Gran Giardino.

 

Borgo di Moustiers-Sainte-Marie

Il secondo borgo che abbiamo visitato è stato quello di Moustiers-Sainte-Marie, inserito nell’elenco dei più bei villaggi francesi. Per fortuna qui abbiamo trovato molta meno calca e un clima più rilassato. Maggiore tempo a disposizione per noi, non abbastanza però, a mio avviso, per fare una cosa che in altre circostanze non mi sarei perso per nulla al mondo. Mi riferisco alla salita alla chiesa Notre-Dame-De-Beauvoir, un percorso di oltre 200 gradini sotto il sole cocente, ripagato poi da una splendida vista sui tetti del paese e sul territorio circostante. Sarà per la prossima volta!

un giorno in alta provenza borgo moustiers-sainte-marie

Moustiers-Sainte-Marie è, più degli altri, ciò che mi ha fatto dire “Io in Provenza ci devo tornare!”. Come sapete mi piace molto perdermi tra i borghi alla ricerca di angolini suggestivi da inserire nella memoria fotografica, e Moustiers ne è ricco. Ha la curiosa caratteristica di trovarsi in mezzo a due grandi pareti rocciose del Parco Nazionale del Verdon, attraversato da un torrente di montagna che di fatto spacca il borgo in due parti, collegate da ponticelli. Se guardate bene in alto, potete notare una stellina dorata, appesa con una catena alle due rupi. La leggenda dice che questa stella, oggi simbolo del villaggio, sia un omaggio fatto da un cavaliere di Blacas alla Vergine, per averlo fatto tornare sano e salvo dalle crociate.

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Avendo solo un’ora e mezza per il paese, ho optato per girarmelo tranquillamente, perdendomi tra le sue viuzze caratteristiche e con lo sguardo sempre vigile e pronto a catturare dettagli nascosti. Moustiers-Sainte-Marie è conosciuta in Provenza e in tutta Francia per la produzione di faïences, ovvero maioliche smaltate prodotte da artigiani del posto. Ci sono ben 15 botteghe di ceramica che espongono i loro lavori nelle vetrine del negozio e permettono di vedere l’artigiano all’opera. Addirittura ci si può fermare per una visita al Museo della Maiolica, creato nel 1929, che racconta la storia della maiolica provenzale.

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Lac de Sainte-Croix

Moustiers-Sainte-Marie è considerata la porta d’ingresso alle famose Gorges du Verdon, conosciute anche come il Grand Canyon d’Europa. Purtroppo la nostra è stata una tappa molto molto breve, di pochi minuti, prima di salire sull’autobus e fare ritorno in Liguria. Peccato, davvero, perchè è un luogo in cui facilmente ci si rifà gli occhi.

Abbiamo sostato a pochi metri dal punto in cui si forma il Lac de Sainte-Croix, un lago artificiale dal colore azzurrissimo grazie al fondo argilloso. In quest’oasi di pace non è difficile scorgere canoe, pedalò e barchette lungo le acque del lago, mentre i più pigri si ritrovano a prendere il sole sdraiati sulla sabbia.

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Dal ponte da cui si ha questo panorama, basta girare lo sguardo dall’altra parte per scorgere l’ultimo (o il primo) tratto del Verdon che s’inerpica tra le maestose pareti rocciose formate dall’erosione del fiume. Immediatamente sale la voglia di spogliarsi, raggiungere un punto della roccia e lanciarsi giù in tuffi plastici, approdando in mezzo a uno scenario naturale mozzafiato.

un giorno in alta provenza gorges du verdon

Da qui basta un’oretta di macchina e si arriva in Costa Azzurra, il tratto costiero provenzale tanto amato dai VIP per i suoi luoghi super esclusivi, Cannes e Montecarlo in primis. Amato però anche da chi come me trova piacere nel godersi i colorati villaggi di pescatori come Villefranche-Sur-Mer e Menton.

 

E voi ci siete stati in Alta Provenza? Quale luogo vi ha colpito di più? Fatemelo sapere nei commenti!

Villefranche-sur-Mer: un borgo di mare sulle rive della Costa Azzurra

Siamo nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, lungo il tratto di costa della Francia meridionale che confina con la Liguria. A pochi metri da Nizza sorge un antico villaggio di pescatori, Villefranche-sur-Mer. Incastonata in una rada tra il promontorio del Mont Boron, da una parte, e la penisola del Cap Ferrat, dall’altra, Villefranche-sur-Mer oggi è una località molto apprezzata da artisti e viaggiatori. Per fortuna, nonostante il continuo aumento dei flussi turistici, ha in parte mantenuto la sua tradizione di borgo di pescatori. Scopriamo dunque cosa fare a Villefranche-sur-Mer se si organizza una gita nell’incantevole Costa Azzurra.

villefranche-sur-mer vista città

Cosa fare a Villefranche-sur-Mer

Questa è la prima immagine che ho avuto di Villefranche-sur-Mer. Direttamente dal finestrino del TER (il regionale francese) che la domenica mattina mi ha portato da Ventimiglia a qui. Avvicinandosi alla stazione, il treno ha rallentato molto permettendomi di restare incantato dal panorama ancor prima di scendere.

L’ampio territorio naturale sulle cui rive s’affaccia Villefranche-sur-Mer le permette di essere un ancoraggio sicuro, costantemente riparata dai venti e dalle correnti. Per questo motivo al largo dell’insenatura ormeggiano sempre numerose imbarcazioni.

Per alcuni aspetti, questa località mi ha ricordato parecchio Menton, anch’essa visitata in un giorno la scorsa primavera. Mi riferisco principalmente ai colori caldi delle casette che compongono la Vieille Ville, la città vecchia, che dalla stazione scende fino al porto, in un caratteristico labirinto di vicoli e scalinate.

villefranche-sur-mer vieille ville

villefranche-sur-mer città vecchia

L’Église Saint-Michel

Tra i suggestivi angoli del borgo, spunta l’Église Saint-Michel, la chiesa principale della città vecchia. Edificata nel XIV secolo e trasformata nel XVIII in stile barocco savoiardo. Al suo interno si trova una tela raffigurante San Michele e una scultura denominata Cristo del Galeotto.

villefranche-sur-mer eglise saint-michel

La Rue Obscure

Prima di arrivare alla Place Pollonais, sulla quale si mostrano ristoranti e locali con tavolini all’aperto, è possibile intraprendere una via di 130 metri, interamente coperta. E’ la Rue Obscure, risalente al XIII secolo. Scavata tra gli edifici, offre la possibilità di tornare al principio, ossia sulla strada verso la stazione, evitando le impegnative scalinate del borgo.

villefranche-sur-mer rue obscure

villefranche-sur-mer dettagli finestra

Le Port de la Santé e la Chapelle de Saint-Pierre

Di fronte a Place Pollonais, si trova il porticciolo di pesca della cittadina, le Port de la Santé, che raduna tutto l’anno imbarcazioni medio/piccole e yacht. Passeggiando sul molo, si possono scattare splendide fotografie alle case color pastello di Villefranche-sur-Mer, i tavoli dei ristoranti di fronte e le barche ancorate.

villefranche-sur-mer porto santé

Proprio qui ogni anno, a fine febbraio, avviene il cosiddetto Combat Naval Fleuri. Trattasi di una manifestazione esistente dal 1902 dove le tipiche barche a punta della Costa Azzurra, chiamate Pointus, rigorosamente addobbate, fanno la guerra a colpi di fiori con le migliaia di persone presenti sulle banchine.

Nei pressi del porticciolo è collocata la Chapelle de Saint-Pierre, visitabile al costo di 3€.  Questa cappella romanica era un tempo usata dai pescatori come ricovero per le reti. In seguito è stata completamente affrescata e restaurata dal poeta e disegnatore francese Jean Cocteau. All’interno è possibile osservare qualche fase della vita di San Pietro, purtroppo senza la possibilità di scattare foto.

villefranche-sur-mer barca pesca

Citadelle Saint-Elme e Port Royal de la Darse

La Citadelle Saint-Elme è una struttura fortificata fatta costruire nel 1557 da Emanuele Filiberto, duca di Savoia, con lo scopo di difendere la città dagli attacchi via mare. Dal 1981 è Monumento Storico e oggi ospita il Municipio, un centro conferenze e diversi musei.

Si può entrare gratuitamente, da lunedì al sabato, dalle 10.00 alle 17.30.

villefranche-sur-mer citadelle

Suicidio in progress….

 

Scendendo una scalinata ci si può immettere nel Chemin de Ronde, una passeggiata che costeggia il forte e reca al Port Royal de la Darse, ovvero l’antico porto militare di Villefranche-sur-Mer.

In passato, Vittorio Emanuele II ha concesso in affitto alcuni punti della Darsena alla marina russa, che ha condotto importanti studi oceanografici. A testimoniare ciò, la presenza di un importante osservatorio che conta centinaia di persone, fra ricercatori e ingegneri.

Le Fort du Mont Alban

Il Porto è un buon punto per riforcillarsi di cibo (semplice panino per me) e iniziare la scalata fino al Fort du Mont Alban, situato nel Parc Forestier du Mont Boron.

Dopo diversi gradini, si arriva sulla Basse Corniche, da cui, fatti pochi metri, comincia il sentiero nella natura che porta al forte. E’ un percorso adatto a tutti, senza rischi e difficoltà. Certo, c’è da salire un pò! In media la durata è di 45 minuti abbondanti, ma trascorrono piacevolmente, grazie anche agli scorci che sbucano tra la macchia mediterranea.

villefranche-sur-mer natura

Sulla punta del parco del Mont Boron, ecco il Fort du Mont Alban, un’imponente costruzione difensiva che divide praticamente Villefranche-sur-Mer da Nizza. La visita al forte costa 5€, ma è necessario prenotare in anticipo.

villefranche-sur-mer fort mont alban

Il vero motivo che mi ha portato sin qui sono i panorami strepitosi che offre questo luogo. Da una parte la vista spazia su Villefranche, il Cap Ferrat e oltre, mentre dall’altra ecco all’improvviso comparire Nizza, a cui si arriva dopo una tranquilla discesa di circa tre quarti d’ora.

villefranche-sur-mer panorama costa azzurra

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Cosa vedere a Colmar in 24 ore

Colmar è stato il mio primo impatto con l’Alsazia. Raggiunta dall’aeroporto di Strasburgo in macchina, sono arrivato in tardissima serata. L’hotel, prenotato dalla mia agente di fiducia, è il Kyriad, situato a dieci minuti a piedi dal centro storico, in una zona tranquillissima. Fino a quel momento mi ero limitato ad osservarla in foto o leggerla negli articoli online di altri viaggiatori, sognandola da diverso tempo. Così, approfittando di un weekend lungo, ho deciso di prenotare il soggiorno, grazie a un volo diretto molto comodo da Nizza. E pensare che sembrava non dovessi partire: sciopero di alcuni treni da Ventimiglia a Nizza e arrivo con un’ora e mezza di ritardo in aeroporto. Poi per fortuna è andato tutto per il meglio, anzi mi è dispiaciuto non essermi potuto fermare più a lungo. Tornando all’articolo, scrivo di cosa vedere a Colmar in 24 ore.

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Cosa vedere a Colmar in 24 ore

  • La Petite Venise
  • Maison Pfister e Maison des Têtes
  • La collegiata di San Martino
  • Il Koïfhus

 

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La Petite Venise

Ecco la zona più pittoresca di Colmar, quella che avrete già visto e rivisto in centinaia di foto su instagram. In effetti è il vero fiore all’occhiello della città, grazie al fiume Lauch che l’attraversa, fiancheggiato da coloratissime case a graticcio del XVII e XVIII secolo.

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La Petite Venise vista dal Pont Saint Pierre (Rue de Turenne)

 

Siamo nel quartiere Krutenau, un tempo abitato dalla corporazione dei giardinieri. A Colmar ci sono diverse zone del centro appartenenti ad antiche corporazioni, sono piccoli quartieri che si articolano lungo le vie. E’ il caso della Rue des Tanneurs, dove nei piani superiori delle case i conciatori facevano essicare le pelli, oppure il Quai de la Poissonnerie, dove la corporazione dei pescatori si occupava della conservazione e la vendita dei pesci.

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Nei pressi del Pont Saint Pierre, da cui si gode di un’ottima vista sulla Petite Venise, ci si può rivolgere a quest’associazione che in trenta minuti ti porta in giro per il quartiere, a bordo di un’imbarcazione di legno. Il costo è di 6 euro e si passa attraverso i bassissimi ponti di Colmar che, se non mi accucciavo, rischiavano di farmi mooolto male! Ecco, gli svantaggi di essere 190 cm!!!

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Maison Pfister e Maison des Têtes

Due tra gli edifici più fotografati della vecchia Colmar. Oggi sono considerati un simbolo della città.

La Maison Pfister risale al 1500, ma è stata abitata e restaurata dalla famiglia Pfister tra il 1841 e il 1892. Colpisce per il particolare design ad angolo, con le due facciate ornate da affreschi di scene bibliche e imperatori germanici.

La Maison des Têtes è un edificio di età rinascimentale, chiamato così per le oltre 100 teste scolpite sulla facciata. Oggi ospita un hotel a cinque stelle.

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La collegiata di San Martino

Il cuore della città è rappresentato dalla Place de la Cathedral, ove è situata la Collegiata di San Martino. Si tratta di una delle chiese principali di tutta l’Alsazia, realizzata in stile gotico nel 1200. A causa di un incendio avvenuto tre secoli dopo, il tetto è stato ricostruito. Dal 1840 è Monumento Storico di Francia.

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Più che l’interno, questa cattedrale, così chiamata dai cittadini di Colmar, colpisce da fuori per la sua maestosità e le tonalità di colore usato per abbellirla. Peccato per i parcheggi che la circondano, non si riesce a fotografarla nella sua interezza.

Il Koïfhus

Nella Place de l’Ancienne Douane sorge il Koïfhus, l’edificio pubblico più antico della città. Un tempo le attività commerciali di Colmar passavano per il Koïfhus, sviluppato su due piani. Al primo erano presenti il magazzino di conservazione delle merci e l’ufficio di tassazione, mentre al secondo avvenivano le riunioni della Décapole, la federazione delle dieci città più importanti d’Alsazia.

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Di fronte alla costruzione, le tipiche bancarelle colorate pronte per i Mercatini di Pasqua. Me li sono persi per pochi giorni, visto che sono iniziati il 29! Ogni anno, per circa due settimane, nella Place de l’Ancienne Douane e la Place des Dominicains si svolgono questi tradizionali mercatini. Un ulteriore motivo per visitare “la Venezia d’Alsazia”, a zonzo tra le bancarelle che propongono specialità locali, souvenirs, lavori artigianali, fiori e manufatti vari.

 

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Mangiare a Colmar

A Colmar, e in Alsazia in generale, ho mangiato benissimo. Ovviamente sono andato in posti tipici, alcuni consigliati da blogger e amici che ringrazio ancora per l’ottimo spunto.

E’ il caso della Winstub La Taverne, posizionata nel centro storico, all’interno di un’antica casa alsaziana. Un ristorante dall’atmosfera tranquilla e familiare, un ambiente molto caratteristico grazie alla presenza di grosse travi in legno che dividono gli spazi nel locale.

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Qui ho assaggiato la deliziosa Tarte Flambée, consistente in una specie di focaccia sottilissima ricoperta solitamente da pancetta, erbe aromatiche, cipolle e panna acida. Io invece ho scelto quella Munster, interamente a base di formaggio alsaziano.

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Riguardo al pranzo, mi sono fermato in un bar di cui non ricordo assolutamente il nome. Mi ricordo però di cosa mi sono nutrito, ovvero Quiche e Croque Monsieur.

La Quiche è una torta salata, il cui ripieno consiste in uova, pancetta e formaggio.

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Il Croque Monsieur è un tramezzino grigliato, farcito con prosciutto e formaggio.

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Visitare l’Alsazia: i borghi di Eguisheim e Riquewihr

Quando ho prenotato per il mio weekend lungo di fine marzo in Alsazia, avendo solo due giorni e mezzo a disposizione, non avrei mai pensato di dedicare del tempo ad altri borghi all’infuori di Colmar e Strasburgo. La decisione di spingermi oltre, giusto per qualche ora, lungo la celebre Route des Vins (Strada dei Vini, ovviamente), è stata presa sul momento. Si è trattato quindi di un’improvvisazione che devo dire mi ha lasciato soddisfatto, permettendomi di visitare l’Alsazia meno intaccata dal turismo di massa, quella dei borghi situati nei dintorni, come Eguisheim e Riquewihr.

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Visitare l’Alsazia: Eguisheim

Percorrendo la Strada dei Vini in direzione Mulhouse, maggiore centro del dipartimento dell’Alto Reno, a 10 minuti da Colmar si trova Eguisheim, un paesino di appena 1600 anime. Eppure, pare che sia il villaggio preferito in assoluto dai francesi. E’ una delle capitali enogastronomiche dell’Alsazia, con più di 300 ettari di vigneti e numerose cantine pregiate.

Il primo impatto l’ho avuto con il pigeonnier, un antico edificio che un tempo ospitava i piccioni.

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Eguisheim mi ha colpito molto grazie alle sue viuzze che s’intersecano e offrono scorci meravigliosi, tra le tipiche casette colorate coi balconcini sui quali spuntano vasi di fiori. E’ dunque bello girare per il borgo senza porsi una meta, perdersi tra i vicoletti fermandosi a scattare fotografie caratteristiche di una regione che fa innamorare.

La forma di Eguisheim è circolare, con una cinta muraria a doppia parete costruita nel Medioevo a scopo difensivo.

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La piazza principale ospita il Castello dei Conti, intitolato al Papa Leone IX, le cui reliquie sono conservate nella cappella di San Leone.

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Visitare l’Alsazia: Riquewihr

Dalla parte opposta rispetto a Eguisheim, in direzione Strasburgo, si trova l’altro borgo pittoresco in cui ho fatto tappa: Riquewihr.

A solo 15 km da Colmar, ecco un altro villaggio amatissimo in Francia, dalle tipiche caratteristiche alsaziane. Si presenta con uno stradone, Rue de General de Gaulle, che attraversa il centro storico, intersecato da vie secondarie, ma non per questo meno belle.

La Rue è costeggiata sui lati da antiche case risalenti a XV e XVI secolo, con evidenti travi di legno in rilievo e balconcini fioriti, come la Maison Au Kasaiblin, la Maison Liebrich o la Maison Preiss-Zimmer.

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Il simbolo del borgo è la Torre Dolder, facente parte dell’originaria cinta muraria. Alta 25 m, era una porta d’accesso alla città e aveva il compito di avvistamento e protezione in caso di attacchi nemici. Oggi ospita il Museo di Storia Locale.

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Il Dolder non è l’unica torre presente a Riquewihr. Ci sono anche la Tour Heller, la Tour des Anabaptistes e la Tour des Voleurs. Quest’ultima è la Torre dei Ladri, di forma pentagonale, che ospita la Sala della Tortura, dove sono esposti gli oggetti utilizzati in passato dai carcerieri contro i delinquenti per farli confessare.

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Un giro a Strasburgo, capitale dell’Alsazia

Durante il mio recente weekend in Alsazia, ho scoperto con piacere la città di Strasburgo, il maggiore centro di questa lingua di terra situata nella Francia orientale. L’Alsazia è una regione bellissima che merita di certo più che una semplice visita come la mia. Una regione al confine con Svizzera e Germania, fortemente influenzata dai costumi e delle tradizioni di quest’ultima che si uniscono alle caratteristiche francesi, dando vita a un luogo unico. Fra le immense distese di vigneti, sorvegliate da imponenti castelli, sorgono pittoreschi villaggi di case a graticcio, affacciate sulla celebre Route des Vins, un itinerario di 120 km che parte da Marlenheim, a nord, fino ad arrivare a Thann, nel dipartimento dell’Alto Reno. In questo articolo mi soffermerò su cosa vedere a Strasburgo, la città principale e una delle più belle di Francia.

Purtroppo sono riuscito a dedicare poco tempo a Strasburgo, come del resto all’Alsazia in generale. Avrei potuto trascorrerci più ore, ma non ho voluto perdermi due paesini nei dintorni di Colmar e lo splendido castello di Haut-Koenigsburg. Per il giro mi sono affidato, con riscontro positivissimo, all’Ufficio del Turismo situato in Place de la Cathédral. La signora Géraldine è stata molto gentile nel mettermi a disposizione lo Strasbourg Pass, pieno di ingressi gratuiti o scontati a monumenti, chiese, musei ed esperienze.

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Appartenuta nel corso della sua storia un pò alla Germania e un pò alla Francia, Strasburgo è oggi una città dalle due anime: quella moderna, grazie alle istituzioni politiche come il Parlamento Europeo e la Corte dei Diritti dell’Uomo, e quella antica, con lo splendido centro storico, la Grande Île, dichiarata Patrimonio Unesco nel 1988.

Ecco, ho impostato il mio soggiorno proprio sulla visita di questa parte di Strasburgo, comprendente i quartieri di Centre-Ville e Petite France. Comodissimo raggiungere il centro dall’hotel dove ho prenotato, l’Hotel Pax, posizionato in Rue de Faubourg National. Se siete in macchina, l’hotel dà la possibilità di posteggiarla in un parcheggio sotterraneo a pagamento (sui 10€ al giorno). Da qui basta attraversare il ponte per ritrovarsi sulla Grand Rue, la strada principale.

 

Cosa vedere a Strasburgo

Partiamo proprio dalla Grand Rue in direzione centro storico. Se arrivate la mattina, vi consiglio la colazione all’Atelier 116, un posticino molto carino che serve pain au chocolat deliziosi! All’interno c’è pure il wifi gratuito, oltre che una buona scelta di cibi, per i diversi momenti della giornata.

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– La Cathedrale de Notre-Dame

Dopo la colazione la prima tappa che consiglio è la splendida Cathedrale de Notre-Dame. Situata nella Place de la Cathedrale, colpisce fin da subito per la sua maestosità e imponenza. I suoi lavori sono iniziati nel 1015 e sono durati fino al 1439; tuttavia la Cattedrale non è stata completata. Infatti è presente una sola torre, anzichè due. La guglia di questa torre regala alla Cattedrale un’altezza di ben 142 metri.

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La parte esterna viene considerata il più grande libro a cielo aperto del Medioevo. Lo scrittore francese Victor Hugo l’ha definita “un prodigio gigantesco e delicato”. Sulla facciata sono raffigurati diversi episodi della vita di Gesù.

L’interno è piuttosto semplice, con belle vetrate colorate, l’Orologio Astronomico e il Pilastro degli Angeli.

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Imperdibile la salita alla terrazza panoramica della Cattedrale. Dopo 332 gradini di scala a chiocciola, la vista su Strasburgo è semplicemente meravigliosa. Soprattutto al tramonto, quando gli ultimi raggi di sole creano un effetto particolare sui tetti della città.

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Orari: tutti i giorni, 9.30-11.15 / 14.00-17.45

– Place de la Cathedrale

Nella piazza principale della Grande Île non c’è solo la sfarzosa Cattedrale. Si prende infatti una meritata foto anche la storica Maison Kammerzell, la più bella casa di Strasburgo. Inizialmente appartenuta al commerciante di formaggi Braun, è fatta di pietra per quanto riguarda la parte più bassa e di legno il lato superiore, tappezzato da scene sacre della Bibbia. Si chiama Kammerzell perchè fu quest’ultimo ad acquistarne la proprietà nel 1806. Oggi è un rinomato ristorante.

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Maison Kammerzell

 

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– Le piazze di Strasburgo

Ok, è un pò generico. Ma vi posso assicurare che sono rimasto super affascinato dalle bellissime piazzette della città, una meglio dell’altra. Angolini colorati, brulicanti di gente seduta ai tavolini dei bar e dei ristoranti, in mezzo alle solite case a graticcio. Sarò ripetitivo, ma a me verrebbe voglia di viverci lì dentro!

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Place du Marché-Gayot

 

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Place du Chateau

 

Quest’ultima piazza si trova accanto alla Cattedrale ed è molto frequentata per via del Palais des Rohan, comprendente 3 musei: il Museo Archeologico, il Museo delle Arti Decorative e il Museo di Belle Arti, uno dei più apprezzati in Europa.

Qui dietro potrete imbarcarvi sul battello che vi porterà alla scoperta della città lungo il fiume Ill.

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Orari: lun-sab 10-18. Chiuso il martedì.

Se siete amanti delle chiese, non perdetevi la Chiesa di San Tommaso (église de Saint-Thomas), un bell’esempio di architettura gotica alsaziana.

– La Petite France

Il quartiere più caratteristico e pittoresco della città. Qui un tempo vivevano pescatori, mugnai e conciatori, all’interno di antiche case del XVI secolo adagiate sui canali d’acqua. Nonostante pure la sera faccia un certo effetto, sono convinto sia molto più suggestivo venire qua al mattino, specie se è una bella giornata di sole. Gli scorci sono da cartolina, grazie anche al fatto che le casette si riflettono nell’acqua. La particolarità delle abitazioni è che possiedono ampi cortili interni e grandi tetti dagli spioventi aperti sui granai, dove un tempo venivano fatte asciugare le pelli.

Ci si arriva tranquillamente dalla Grand Rue, deviando a destra più o meno nei pressi dell’Atelier 116, il luogo che ho consigliato all’inizio del post per colazioneggiare.

 

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Proseguendo lungo le stradine del quartiere, si giunge ai Ponts Couverts, ossia i ponti coperti, nonostante abbiano perso la copertura nel 1700. Sono dominati da quattro grosse torri che avevano compiti di difesa dagli attacchi nemici.

Immediatamente dietro ecco la Diga Vauban, detta anche “Grande Ecluse”, perchè in caso di necessità permetteva di inondare la parte sud di Strasburgo. Su di essa è stato costruito un belvedere panoramico, da dove si ha un’ottima visuale sulla Petite France.

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Diga Vauban

 

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Riguardo la cena, non ho avuto una grande esperienza alla Chaine D’Or. Tuttavia ho assaggiato la choucroute alsacienne, specialità tipica dell’Alsazia. Non è che mi ha fatto impazzire, eh! Invece, la tarte flambée, altro piatto locale, si è rivelata una squisitezza; ma l’ho mangiata a Colmar, dunque ne parlerò nell’articolo dedicato.

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